CACCIA, MAZZALI (FDI): PROGETTO DI LEGGE BRAMBILLA IMPROPONIBILE

Bimbo di nove anni ferito a Osimo da un cacciatore: un fatto terribile è vero, ma un fatto accidentale che non può diventare occasione per l’onorevole Brambilla di agitare il sospetto che i cacciatori siano potenziali assassini da reprimere in tutti i modi. 

Vorrei ricordare che chi esercita l’attività venatoria ama e rispetta la natura più di tutti gli altri; i percorsi di caccia sono tracciati e segnalati nel rispetto e nella tutela della sicurezza e dell’incolumità umana. Purtroppo ogni giorno, compiendo le attività quotidiane, mettiamo a repentaglio la nostra vita a causa di fattori esterni, ma non per questo smettiamo di vivere. Gli incidenti più numerosi infatti si verificano per strada, sul posto di lavoro e anche in casa. Non per questo ci sogniamo, per ogni evento che comporti una compromissione temporanea o definitiva delle condizioni di salute di qualcuno o, nei casi più gravi, la morte, di presentare un disegno di legge apposito. Cosa dovremmo fare ? Prepariamo una legge per reprimere l’omicidio domestico ? E un’altra per l’omicidio sul posto di lavoro? E un altro per l’omicidio derivante da caduta di cornicione? L’omicidio è omicidio sempre, e cioè privazione della vita, non c’è bisogno di qualificarlo. Ecco perché ritengo che la proposta della Brambilla sia surreale al punto di diventare quasi demenziale.

La caccia non è sport; è tradizione, passione e tutela dell’ambiente. Non sopporto l’idea, il pensiero che la mia gente sia assimilata a degli sbandati che sotto l’effetto dell’alcol provocano gli incidenti del sabato sera. Evocare, infatti, la creazione legislativa del reato di omicidio venatorio equivarrebbe a questo, e ciò non è tollerabile. La nostra categoria è già stata fin troppo penalizzata e flagellata da norme sempre più stringenti, non siamo delinquenti!
I cacciatori hanno sempre esercitato la passione venatoria nei rispetti della distanza di sicurezza, la categoria stessa è già abbastanza sanzionata per dei frequenti errori di interpretazione delle normative, e non è assolutamente il caso di peggiorare la situazione. Non hanno mai partecipato a nessuna battuta di caccia dei minori, se la Brambilla ritiene che accada ciò, porti le prove documentate, se no sono solo parole al vento.
L’on. Brambilla parla di ciò che non conosce. Le sue proposte sono fantasiose e non stanno né in cielo, né in terra.

Le famiglie sono libere di passeggiare tranquillamente nei boschi il fine settimana, ma loro stesse devono prestare attenzione ai percorsi di caccia che, ripeto, sono segnalati in tutti i modi ben visibili come richiesto da normativa; esattamente come chiunque di noi deve fare attenzione ad attraversare la strada anche se si trova sulle strisce pedonali. La prudenza e il senso di responsabilità sono doveri che devono riguardare tutti i cittadini.
Le dichiarazioni della Brambilla sono solo un pretesto per portare avanti le proteste dei suoi amici animalisti che alimentano condotte pericolose di gente che cammina per i boschi e campi solo per il puro piacere di disturbare e mettere a dura prova i nervi dei regolari cacciatori. Basta vedere qualche loro sito web per capire che si tratta di gente pericolosa e violenta che prova odio e rabbia repressa, che poi non vede l’ ora di sfogare su qualcuno. 
Credo sia arrivato il momento di smettere di stare sulla difensiva e di comunicare forte e chiaro tutte le cose positive che i cacciatori fanno sul territorio. Come mai nessuno parla della pulizia dei boschi che essi organizzano frequentemente, con umiltà e senza battage pubblicitario? Come mai nessuno dice che la presenza dei cacciatori rappresenta un deterrente per i piromani? Qualcuno conosce i numeri dei tanti atti illeciti che sono stati portati alla luce grazie alla presenza di chi esercita l’attività venatoria? Ebbene, si parlasse di queste cose ogni tanto, evitando di dare addosso alla categoria solo perché non si condivide un’attività ereditata dai nostri progenitori. Che le piaccia o no, anche la Brambilla discende da un avo cacciatore, fin dal Paleolitico, perché questa è la storia dell’uomo.